Emissioni agricole: soluzioni basate sui dati per un'agricoltura sostenibile

Esplora le emissioni agricole, il loro impatto sulla sostenibilità e come le soluzioni basate sui dati possono aiutare gli agricoltori a misurare e ridurre le emissioni.

Le emissioni agricole sono diventate una priorità centrale per agricoltori, aziende alimentari e autorità di regolamentazione. Poiché l'agricoltura rappresenta una quota significativa delle emissioni globali di gas serra, la pressione per misurarle e ridurle sta aumentando lungo tutta la catena del valore. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) riferisce che i sistemi agroalimentari, che includono la produzione, il cambiamento d'uso del suolo e i processi a monte e a valle dell'azienda agricola, hanno generato 16,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica equivalente (CO2eq) nel 2023, pari a circa un terzo di tutte le emissioni globali causate dalle attività umane (1). 

Questo articolo illustra da dove hanno origine le emissioni agricole, come vengono misurate e quali strategie basate sui dati ne consentono la riduzione. 

Cosa sono le emissioni agricole e da dove provengono? 

Le emissioni agricole sono i gas a effetto serra rilasciati dalle produzioni vegetali e zootecniche, dalla conversione del suolo destinata all'ampliamento delle superfici agricole e dai processi industriali e logistici collegati all'agricoltura. I gas a effetto serra in agricoltura derivano principalmente da tre componenti: 

• Metano (CH4): prodotto da microrganismi metanogeni durante la decomposizione della materia organica in condizioni anaerobiche. Le principali fonti agricole sono la fermentazione enterica nei bovini e in altri ruminanti, lo stoccaggio dei reflui zootecnici in forma liquida o di liquame e le risaie allagate. 

• Protossido di azoto (N2O): rilasciato direttamente quando i microrganismi del suolo trasformano l'azoto proveniente da fertilizzanti di sintesi, deiezioni animali, deiezioni da pascolo e residui colturali attraverso i processi di nitrificazione e denitrificazione. Le emissioni indirette di N2O si verificano fuori campo a seguito della dispersione dell'azoto, sia sotto forma di ammoniaca e ossidi di azoto ridepositati altrove, sia per lisciviazione dei nitrati nelle acque sotterranee e superficiali. Anche lo stoccaggio dei reflui costituisce un'ulteriore fonte di N2O. 

• Anidride carbonica (CO2): rilasciata attraverso il cambiamento d'uso del suolo, la perdita di carbonio organico nei suoli coltivati e nei suoli organici drenati, nonché con la somministrazione di calce e urea. La combustione di carburanti in azienda comporta emissioni dirette di CO2, mentre l'elettricità acquistata genera emissioni indirette nel punto di produzione. 

La FAO suddivide le emissioni totali del 2023 in tre ambiti: le emissioni all'interno dell'azienda agricola generate dalle produzioni vegetali e animali rappresentano il 49%, le attività a monte e a valle della produzione, come la produzione di fertilizzanti, la trasformazione e il trasporto, costituiscono il 32%, mentre il cambiamento d'uso del suolo rappresenta il 19% (1). Nel loro insieme, questi dati mostrano che le emissioni di carbonio in agricoltura vanno ben oltre i confini del campo. 

Perché le emissioni agricole destano crescente preoccupazione per agricoltori e aziende alimentari? 

Quattro dinamiche stanno rendendo sempre più cruciale la rendicontazione delle emissioni di carbonio in agricoltura per i produttori agricoli e le aziende del settore alimentare e delle bevande: 

• Quota di metano: il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) e la Climate and Clean Air Coalition (CCAC) riferiscono che l'agricoltura genera circa il 42% del metano antropogenico, rispetto al 38% del settore energetico e al 20% della gestione dei rifiuti (2). L'agricoltura e le relative emissioni di metano rivestono quindi un ruolo fondamentale nel Global Methane Pledge, che punta a una riduzione di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030. 

• Impatto sul riscaldamento: il metano è responsabile di circa il 30% del riscaldamento globale verificatosi dall'epoca preindustriale a oggi (3). 

• Standard di rendicontazione: il GHG Protocol ha pubblicato il Land Sector and Removals Standard il 30 gennaio 2026, con entrata in vigore il 1° gennaio 2027. Si tratta del primo standard del GHG Protocol che stabilisce requisiti di tracciabilità per le emissioni Scope 3 (4). 

• Definizione dei target: in base alle linee guida Forest, Land and Agriculture (FLAG) della Science Based Targets initiative (SBTi), le aziende operanti nella produzione primaria, nella trasformazione agroalimentare e nel commercio al dettaglio di alimenti devono stabilire obiettivi specifici per il settore terrestre, requisito richiesto a qualsiasi impresa le cui emissioni FLAG superino il 20% del totale (5). 

Per gli agricoltori, queste dinamiche si tradurranno con ogni probabilità in un aumento delle richieste di dati da parte degli acquirenti. Per le aziende alimentari che adottano tali standard di rendicontazione o di definizione degli obiettivi, aumenta la necessità di quantificare con precisione le emissioni generate dai propri fornitori. 

Cosa sono le emissioni Scope 3 in agricoltura? 

Il GHG Protocol suddivide le emissioni in Scope 1 per le emissioni dirette, Scope 2 per le emissioni legate all'energia acquistata e Scope 3 per tutte le altre emissioni indirette lungo la catena del valore, articolate in 15 categorie (6). Le emissioni Scope 3 in agricoltura dipendono dal soggetto che esegue la rendicontazione. Un'azienda agricola che gestisce i propri terreni contabilizza le emissioni di campo nello Scope 1, mentre un'azienda di trasformazione alimentare che acquista tali materie prime inserisce le relative emissioni nel proprio Scope 3 (7). 

Tra gli esempi di emissioni Scope 3 in una filiera agricola rientrano: 

• Categoria 1: Beni e servizi acquistati: cereali, latte, zucchero o frutta acquistati da un'azienda alimentare, oppure fertilizzanti e prodotti fitosanitari acquistati da un'azienda agricola, valutati secondo un approccio cradle-to-gate. 

• Categoria 4: Trasporto e distribuzione a monte: movimentazione dei raccolti verso gli impianti di trasformazione. 

• Categoria 10: Trasformazione dei prodotti venduti: molitura, raffinazione o altri processi di trasformazione di un ingrediente effettuati da un cliente a valle. 

• Categoria 15: Investimenti: emissioni associate a finanziamenti agricoli e partecipazioni presenti nel portafoglio di un istituto finanziario (6).

Come vengono misurate e rendicontate le emissioni agricole? 

Una rendicontazione rigorosa si basa su un quadro MRV (misurazione, rendicontazione e verifica). La misurazione quantifica le emissioni, la rendicontazione le documenta in un formato standardizzato e la verifica indipendente ne attesta l'accuratezza. 

Principali metodi e standard di misurazione 

La maggior parte degli inventari delle emissioni si fonda su tre fonti di dati complementari:

• Livelli metodologici IPCC (Tier): il Tier 1 utilizza fattori di emissione predefiniti, il Tier 2 adotta fattori specifici per paese o regione e il Tier 3 impiega modelli matematici o misurazioni dirette (8). 

• Standard contabili: il Corporate Standard, lo Scope 3 Standard e il Land Sector and Removals Standard del GHG Protocol stabiliscono i confini operativi e i criteri per gli inventari aziendali. 

• Dati di attività: registrazioni relative alla tipologia e ai dosaggi dei fertilizzanti, alla consistenza dell'allevamento, all'alimentazione animale, alla gestione dei reflui, alle lavorazioni del terreno e ai regimi irrigui, moltiplicati per i corrispondenti fattori di emissione. 

• Campionamento e monitoraggio del suolo: analisi di laboratorio e sensori in campo che determinano i valori di riferimento per il carbonio organico e i nutrienti nel suolo. 

• Telerilevamento e modellistica: immagini satellitari per monitorare i cambiamenti di copertura del suolo, affiancate da modelli basati su processi per colmare le lacune dove la misurazione diretta non è praticabile. 

Criticità nel monitoraggio delle emissioni a livello aziendale 

Numerosi fattori operativi rendono il monitoraggio a livello di singola azienda più complesso di quanto possa sembrare:

• Variabilità spaziale: la tessitura del terreno, il contenuto di sostanza organica e il drenaggio variano spesso all'interno dello stesso appezzamento; un numero limitato di campioni rischia quindi di non rappresentare l'intera superficie. 

• Variazioni lente ed eventi episodici: il carbonio organico del suolo varia lentamente rispetto alla sua variabilità naturale e ai margini di errore di misura, richiedendo anni per rilevare cambiamenti effettivi. Al contrario, le emissioni di protossido di azoto si manifestano con picchi concentrati nel tempo, in genere a seguito della concimazione seguita da precipitazioni intense o irrigazione. 

• Fattori predefiniti: i valori predefiniti fanno riferimento ad ampie categorie climatiche e colturali, tralasciando le caratteristiche pedologiche, meteorologiche e operative locali e ampliando così i margini di incertezza. 

• Filiera di fornitura frammentata: le aziende alimentari si riforniscono da una molteplicità di produttori agricoli, ciascuno con modalità eterogenee di registrazione dei dati. 

• Costi e frequenza: il sistema MRV convenzionale fa affidamento su campionamenti manuali e sopralluoghi periodici, determinando costi elevati e lasciando intervalli temporali privi di misurazioni. 

Quali strategie data-driven consentono di ridurre le emissioni agricole? 

Le strategie di mitigazione offrono i migliori risultati quando intervengono sulle principali fonti di emissione a livello locale, presupponendo una base di partenza misurata anziché medie regionali. 

• Gestione dell'azoto: le analisi del suolo e i modelli del fabbisogno colturale determinano dosaggio, tipologia, tempistica e localizzazione della concimazione azotata. Se gli apporti superano l'assorbimento della coltura, allineare la somministrazione alla reale domanda limita le eccedenze soggette a denitrificazione e lisciviazione, riducendo l'N2O e preservando al contempo la resa produttiva.

• Gestione dell'irrigazione: i dati sull'umidità del suolo guidano gli apporti idrici in funzione del fabbisogno colturale. Evitare gli eccessi irrigui previene le condizioni asfittiche favorevoli alla denitrificazione. 

• Gestione dell'acqua nelle risaie: l'UNEP indica la gestione idrica della risaia tra i principali interventi per mitigare il metano (9). L'asciutta alternata (alternate wetting and drying) rappresenta una pratica diffusa laddove il livello dell'acqua è regolabile, sebbene richieda il monitoraggio del protossido di azoto poiché le fasi di drenaggio possono determinarne un aumento del rilascio. 

• Programmi zootecnici: additivi alimentari e programmi di miglioramento genetico mirano alla riduzione del metano enterico (9). 

• Pratiche di stoccaggio del carbonio nel suolo: colture di copertura, minime lavorazioni e apporti di ammendanti organici possono incrementare il carbonio organico del suolo. Gli incrementi variano in base a terreno e clima, tendono a stabilizzarsi nel tempo e possono invertirsi con il mutare della gestione agronomica; la verifica richiede pertanto campionamenti ripetuti a profondità costante. 

• Segmentazione dei fornitori: i dati primari raccolti dalle aziende fornitrici individuano le aree più critiche e orientano gli investimenti verso le pratiche a maggiore impatto. Il Land Sector and Removals Standard introduce requisiti di tracciabilità per lo Scope 3, permettendo alle imprese di coordinare i piani di riduzione con i propri fornitori (4). 

In che modo la tecnologia supporta il monitoraggio e la riduzione delle emissioni 

Il monitoraggio digitale sostituisce i rilievi periodici isolati con registrazioni continue e comparabili. L'MRV digitale integra telerilevamento, sensori automatizzati e piattaforme dati per aumentare la frequenza di rilevazione e standardizzare la raccolta dei dati. 

• Immagini satellitari: copertura costante su larga scala per monitorare i cambiamenti della copertura del suolo e della vegetazione. 

• Sensori del suolo: rilevazioni locali continue che integrano le osservazioni satellitari con il contesto agronomico di campo. 

• Analisi digitale del suolo: valutazioni puntuali della disponibilità dei nutrienti e dello stock di carbonio per calibrare i piani di concimazione. 

• Piattaforme dati: aggregazione automatizzata che preserva la tracciabilità di ogni dato fino alla sua fonte originaria. 

• Modelli previsionali: stime a supporto dell'elaborazione dei dati mancanti, validate mediante misurazioni di campo. 

Nel complesso, questi livelli tecnologici forniscono dati capaci di superare le verifiche indipendenti, requisito indispensabile sia per i bilanci Scope 3 sia per i progetti di carbon farming. 

Domande frequenti sulle emissioni agricole 

Qual è la principale fonte di emissioni in agricoltura? 

La risposta dipende dal perimetro di rendicontazione adottato. La FAO individua nel settore zootecnico la componente primaria delle emissioni generate dai sistemi agroalimentari globali nel 2023 (1), mentre la fermentazione enterica, la risicoltura e la gestione delle deiezioni costituiscono la quota maggioritaria del metano agricolo (2). Le gerarchie tra le fonti variano a seconda dell'area geografica, del comparto produttivo e dei confini del sistema considerato.

Come possono gli agricoltori ridurre la propria impronta di carbonio? 

Gli agricoltori possono ridurre le emissioni agricole intervenendo prioritariamente sulle fonti monitorate:

• Eseguire analisi del terreno prima di definire i piani di concimazione e calibrare l'apporto di azoto sulle effettive esigenze della coltura.

• Pianificare i turni irrigui sulla base dei dati di umidità del suolo per evitare fenomeni di ristagno idrico. 

• Adottare la sommersione e l'asciutta alternata nelle risaie, associandovi il monitoraggio delle emissioni di N2O. 

• Ottimizzare le razioni alimentari e i piani di selezione genetica negli allevamenti (9). 

• Tenere un registro dettagliato degli input, delle lavorazioni e degli interventi irrigui per supportare la rendicontazione, verificando l'accumulo di carbonio nel suolo mediante campionamenti periodici. 

Perché le aziende alimentari richiedono agli agricoltori i dati sulle emissioni Scope 3?

L'approvvigionamento di materie prime agricole colloca le emissioni di campo all'interno dell'inventario Scope 3 dell'azienda acquirente, la quale deve ricorrere a fattori di emissione secondari laddove i dati primari non siano disponibili (6) (7). I requisiti di tracciabilità Scope 3 e i target SBTi FLAG impongono una qualità del dato sempre più elevata in tali inventari (4) (5). Inoltre, l'utilizzo di dati primari specifici del fornitore sostituisce i fattori predefiniti, valorizzando le pratiche virtuose certificate dell'azienda agricola all'interno del bilancio dell'acquirente. 


Per le aziende alimentari, l'agroindustria e i team di sostenibilità, i dati dei fornitori rappresentano il fondamento essenziale di una rendicontazione solida e credibile. La riduzione delle emissioni in agricoltura comincia con una misurazione verificabile ed è esattamente su questo presupposto che si basa Doktar. 

Doktar struttura la propria attività sul modello MRV: i rilievi in campo e i registri delle attività agricole alimentano calcoli e report documentati sulle emissioni, supportati da evidenze oggettive sottoponibili a revisione indipendente. Rilevando dati operativi su suolo, acqua e stato delle colture, Doktar trasforma le quotidiane operazioni aziendali in evidenze tracciabili fino alla fonte, necessarie alla rendicontazione Scope 3. La sua infrastruttura digitale massimizza l'utilità delle informazioni unificando dati standardizzati provenienti da numerose realtà agricole e sostituendo stime frammentarie con misurazioni comparabili. 


Riferimenti bibliografici: 

(1) Food and Agriculture Organization of the United Nations. (Ottobre, 2025).  Greenhouse gas emissions from agrifood systems: Global, regional and country  trends, 2001-2023. https://www.fao.org/statistics/highlights-archive/highlights detail/greenhouse-gas-emissions-from-agrifood-systems.-global--regional-and country-trends--2001-2023 

(2) United Nations Environment Programme & Climate and Clean Air Coalition. (2025).  Global methane status report 2025. https://www.ccacoalition.org/content/global methane-status-report-2025 

(3) United Nations Environment Programme. (s.d.). Methane emissions are driving  climate change. Here's how to reduce them. https://unep.org/news-and stories/story/methane-emissions-are-driving-climate-change-heres-how-reduce-them

(4) GHG Protocol. (2026a, 30 gennaio). Release: GHG Protocol launches its first-ever  global standard for corporate accounting of land-sector emissions and removals [Comunicato stampa]. https://ghgprotocol.org/index.php/blog/release-ghg-protocol launches-its-first-ever-global-standard-corporate-accounting-land-sector 

(5) Ramboll. (s.d.). Decarbonise for net zero: FLAG targets, overcoming challenges.  https://www.ramboll.com/en-us/insights/decarbonise-for-net-zero/flag-targets overcoming-challenges 

(6) World Resources Institute & World Business Council for Sustainable Development.  (2011). Corporate value chain (Scope 3) accounting and reporting standard.  Greenhouse Gas Protocol.  

https://ghgprotocol.org/sites/default/files/standards/Corporate-Value-Chain Accounting-Reporing-Standard-EReader_041613_0.pdf 

(7) GHG Protocol. (2026b). Land sector and removals standard (Version 1.1).  https://ghgprotocol.org/sites/default/files/2026-06/Land-Sector-and-Removals Standard-v1.1.pdf 

(8) Intergovernmental Panel on Climate Change. (2019). 2019 refinement to the 2006  IPCC guidelines for national greenhouse gas inventories: Vol. 4. Agriculture, forestry  and other land use (E. Calvo Buendia, K. Tanabe, A. Kranjc, J. Baasansuren, M.  Fukuda, S. Ngarize, A. Osako, Y. Pyrozhenko, P. Shermanau, & S. Federici, a cura di). IPCC. https://www.ipcc-nggip.iges.or.jp/public/2019rf/pdf/4_Volume4/19R_V4_Ch01_Introduction.pdf 

(9) Down To Earth. (2025, novembre). Global methane status report warns of rising  emissions but charts path to 2030 progress.  

https://www.downtoearth.org.in/amp/story/climate-change/global-methane-status report-warns-of-rising-emissions-but-charts-path-to-2030-progress

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